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La Porta alchemica di Piazza Vittorio Emanuele II a Roma.

A Roma negli anni ’80 del XIX secolo vennero espropriate alcuni terreni e costruzioni per la realizzazione dell’area di Piazza Vittorio Emanuele II. Tra queste vi era anche la villa si Massimiliano Savelli Palombara marchese di Pietraforte della quale rimane un residuo nella cosiddetta “Porta alchemica” o “Porta ermetica” tutt’ora collocata nella Piazza in un punto distante qualche decina di metri dove era stata eretta, collocazione che venne fatta il 6 giugno 1889 (va precisato che ai lati della Porta vi sono due statue che rappresentano divinità egizie ritrovate durante scavi sul Quirinale). Questa era uno dei cinque accessi alla villa e l’unica che ci sia pervenuta, delle altre si conserva solo la memoria e le iscrizioni che contenevano, tutte frasi ermetiche ma quello che distingue la Porta alchemica è il fatto che le frasi sono la trascrizione di appunti di un procedimento alchemico.

Il Marchese di Pietraforte era un frequentatore del circolo che si riuniva intorno a Cristina di Svezia, una cerchia di persone che aveva interessi alchemici. Nobile di buona cultura e di una certa considerazione nel panorama capitolino, tanto da essere eletto due volte Conservatore, la più alta carica del Comune, da quanto possiamo ricavare non era propriamente ricco né particolarmente esperto di alchimia, tanto che fece incidere le frasi alchemiche sulla porta per richiamare qualche esperto alchimista di passaggio che avesse potuto aiutarlo ad approfondire il discorso della produzione alchemica.

Chi, invece, era esperto alchimista è l’autore dei contenuti delle epigrafi, un “Ignoto pellegrino” che per l’ospitalità ricevuta per una notte ha lasciato questi appunti e delle pagliuzze d’oro prodotte. Ma questo Ignoto pellegrino negli appunti sottolinea il portato etico che deve possedere l’alchimista, per cui non è possibile produrre oro senza fondamenti etici o per scopi meramente economici. Pare fuor di dubbio che questo pellegrino sia da identificarsi con Giuseppe Francesco Borri, medico e alchimista milanese perseguitato dalla Santa Inquisizione che durante la fuga da Roma venne brevemente ospitato dal Palombara.

Passiamo a vedere le iscrizioni incise sulle pietre della Porta.

Disco sull’architrave

Il disco sull’architrave è composto da un anello esterno con l’iscrizione:

TRIA SUNT MIRABILIA – DEUS ET HOMO : MATER ET VIRGO : TRINUS ET UNUS

Tre sono le cose meravigliose: Dio e uomo, madre e vergine, trino ed uno

Oppure

Tre sono le cose meravigliose: Cristo, che è Dio e uomo al tempo stesso; Maria, vergine e madre insieme; la Trinità, tre e uno contemporaneamente

Al centro del disco due triangoli equilateri che si incrociano, uno con il vertice in alto, l’altro con il vertice in basso, che vanno, così inquadrati, a costituire il simbolo di Salomone.

All’interno della corona vi è un’altra corona, anch’essa con un’iscrizione, il cui diametro esterno è poco meno esteso del raggio interno della corona maggiore. L’iscrizione riporta incisa la frase:

CENTRUM IN TRIGONO CENTRI

Il fondamento è nel triangolo centrale

Al centro di questa corona è segnato il punto centrale contornato da un cerchio.

Questa seconda corona è sormontata da una croce ai cui lati ci sono due iniziali seguite da un punto:

B. e S.

Il disco sull’architrave richiama i principi dell’ermetismo. Il cerchio esterno rappresenta il cosmo sintetizzando la sfera, simbolo di perfezione ed autosufficienza: solo ciò che è delimitato e non bisognevole di null’altro può essere. Ciò che è più in alto e domina il mondo è dato da tre cose con il loro opposto-complementare: Dio e l’uomo, cioè l’essere sommo ed immateriale nella sua perfezione e la sua creazione, l’uomo, la sua più perfetta opera, l’essere sommo della materia; Madre e vergine, la Madre che genera ma al tempo stesso figura di Dio (come ci ha abituati a considerare già la tradizione alchemica a partire da Ermete Trismegisto) e la vergine, poiché la più alta figura creatrice, Dio, genera per suo proprio potere senza avere bisogno di chi la fecondi (Dio è anche femminile per la tradizione alchemica come per le culture orientali); Trino ed uno al tempo stesso: il Figlio, il generato dal Padre per mezzo della Madre che possiede-incarna in sé il Padre e la Madre al tempo stesso.

Il Sigillo di Salomone al centro più che essere dato semplicemente dalla figura di una stella a sei punte è dato da due triangoli che vengono molto chiaramente distinti, evidenziando il triangolo con la punta in basso, simbolo dell’elemento femminile, di ciò che genera ma anche di ciò che discende dall’alto, di ciò che si fa materia. Come elemento fisico rappresenta l’acqua. Il triangolo con la punta in alto, invece, è simbolo di ciò che si eleva e della materia che si evolve, che si sublima. Come elemento naturale rappresenta il fuoco.

Architrave

Sull’architrave vi sono due epigrafi, delle quali la prima è scritta in ebraico mentre la seconda in latino.

RUACH ELOHIM

Che alcuni traducono con “Spirito Santo”; altri con “Soffio vitale”; altri ancora “Respiro di Dio”. Siccome “Ruach” denota un movimento la seconda e ancor più la terza sono più attendibili. Ad ogni modo pare trattarsi di un’invocazione dell’aiuto divino, alla sapienza suprema.

HORTI MAGICI INGRESSUM HESPERIS CUSTODIT DRACO ET SINE ALCIDE COLCHIGAS DELICIAS NON GUSTASSET IASON

Il drago delle Esperidi custodisce il giardino e senza Ercole Giasone non avrebbe potuto gustare le delizie della Colchide.

Troviamo qui due miti differenti, quello delle Esperidi e quello degli Argonauti e tra i due miti c’è la figura di Ercole a costituire il collegamento: Ercole, detto anche “Il bambino filosofico”, è il saggio che sa muoversi e sa fungere da guida.

Le Esperidi sono le “figlie della Notte”, ninfe custodi di oggetti magici. Il drago delle Esperidi è Ladone, drago dalle cento teste (ucciso da Ercole) che sorveglia il giardino delle Esperidi custodendo i Pomi d’oro di Era.

Giasone è il capo degli Argonauti, intraprende un viaggio verso la Colchide, la terra dell’oro, alla ricerca del Vello d’oro, il manto d’oro dell’ariete Crisomallo, dotato di poteri magici e taumaturgici. Giasone è l’iniziato non ancora pienamente introdotto alla conoscenza e che potrà solo dietro buona e salda guida giungere a godere della sapienza. La guida lo porterà oltre il drago che è a guardia del giardino.

Quindi, la lettura dell’epigrafe è: nell’accedere al giardino delle Esperidi, dove sono i pomi d’oro custoditi dal Drago, bisogna prestare attenzione; Giasone, il neofita, può raggiungere tutto della saggezza e della potenza ma solo con una guida adeguata.

Simbolo di Saturno

QUANDO IN TUA DOMO NIGRI CORVI PARTURIENTE ALBAS COLUMBAS TUNE VOCABERIS SAPIENS

Quando nella tua casa corvi neri partoriranno bianche colombe allora sarai chiamato sapiente

Elemento di Saturno è il piombo, il colore che lo rappresenta è il nero e nel processo alchemico il nero è seguito dal bianco.

Saturno segna l’inizio del percorso alchemico che termina con il Sole, o Apollo, o anche oro o color bianco.

Quando dai corvi neri deriveranno bianche colombe allora potrai dirti sapiente. Qui, considerate le seguenti, più complesse ma più decisamente designate operazioni alchemiche, viene indicata una prima procedura alchemica, dal nero al bianco laddove il nero rappresenta lo zolfo, il mercurio e il sale che posti in cottura nell’athanor si volatilizzano lasciando scorie e generando un quarto fermento, la luna, sottile e volatile.

Simbolo di Giove

DIAMETER SPHERA E THAU CIRCULI CRUX ORBIS NON ORBIS PROSUNT

Il diametro della sfera, il tau del circolo,la croce dell’orbita non giovano ai ciechi

Giove è lo stagno, il colore grigio, il secondo passo per giungere al bianco, cioè all’oro.

L’enigma pone la considerazione delle figure: una sfera con il diametro tracciato, il simbolo “Tau” dentro il cerchio, la croce posta nel cerchio e per immaginarci il simbolo che viene descritto abbiamo diverse combinazioni:

  1. Il cerchio con il diametro posto in verticale. Simbolo del salnitro, dell’instabilità, il volatile, lo spirituale;
  2. Il cerchio con il diametro posto in orizzontale. Simbolo del sale, della stabilità, di ciò che rimane fisso, della materia;
  3. Il cerchio con la croce posta in maniera da dividerlo in quattro parti. Simbolo del verderame, dell’anima vegetativa;
  4. Il cerchio con il Tau inscritto con la gamba a destra è il simbolo del vetriolo, dell’anima umana, l’etere;
  5. Il cerchio con il Tau inscritto con la gamba in alto è il simbolo del sale in formazione, indica l’anima minerale;
  6. Saturno – piombo – nero / Giove – stagno – bianco.

Simbolo di Marte

QUI SCIT COMBURERE AQUA ET LAVARE IGNE FACIT DE TERRA COELUM ET DE COELO TERRAM PRETIOSAM

Chi sa bruciare con l’acqua e lavare col fuoco rende cielo la terra e terra preziosa il cielo

Colui che rende pura la materia e sublima ciò che è già elevato è esperto alchimista

Nel Seicento la procedura per estrarre ferro prevedeva che il materiale ferroso fosse messo in un forno insieme a carbone e tutto l’insieme venisse riscaldato, a basso fuoco, ad elevate temperature per raggiungere le quali si faceva uso di immissione di aria e questo si poteva fare, in genere, in due maniere: o usando un mantice o gettando un flusso d’acqua che andava ad alimentare il forno.

Simbolo di Venere

SI FECERIS VOLARE TERRAM SUPER CAPUT TUUM EIUS PENNIS AQUAS TORRENTUM
CONVERTES IN PETRAM

Se avrai fatto volare la terra al di sopra del tuo capo, con le sue penne convertirai in pietra le acque dei torrenti

Se avrai fatto volatilizzare gli elementi materiali, zolfo, mercurio e sale, nell’operazione di sublimazione, le penne, cioè le volute vaporose rimanenti, saranno adatte a trasformare in argento tutti i metalli.

Simbolo di Mercurio

Il mercurio è elemento che la iatrochimica ha utilizzato per la cura di diverse malattie e oggi considerato come altamente letale. Nel 1948 vennero operati esperimenti…

AZOT ET IGNIS DEALBANDO LATONAM VENIET SINE VESTE DIANA

Tramite la purificazione di Latona da parte dell’Azoto e del Fuoco, appare Diana senza veste

Il puro elemento argentifero, rappresentato da Diana, viene purificato dalle scorie

La purificazione della materia, di cui si è visto qui sopra, mediante la tecnologia, a cui Latona, figlia di Febe e Ceo e madre di Apollo e Artemide (che i Romani associavano a Diana), presiede, genera la materia pura e senza scorie.

Simbolo del sole

FILIUS NOSTER MORTUUS VIVIT REX AB IGNE REDIT E CONIUGIO GAUDET OCCULTO

Nostro figlio, morto, vive, torna re dal fuoco e gode del matrimonio occulto

Il frutto dell’opera dell’alchimista, l’argento, che è stato purificato dalla materia muore in quanto argento nel processo di purificazione ma rinasce come oro.

Abbiamo visto che tutti questi passaggi hanno avuto un duplice significato sia da un punto di vista pratico, di attività di purificazione di una materia fino a farla divenire oro puro, che da un punto di vista ermetico, dove la purificazione che si viene a realizzare è quella dell’animo e della mente.

Gradino sotto la Porta

EST OPUS OCCULTUM VERI SOPHI APERIRE TERRAM UT GERMINET SALUTEM PRO POPULO

Il simbolo centrale appare chiaramente composto dei segni di Marte, dei quattro elementi, della Luna, del Sole, di Giove e di Saturno (quest’ultimo posto capovolto). Questo è il simbolo della Monade, il sesto fermento ottenuto con il procedimento ottenuto nella quinta tappa illustrata poco sopra.

Il testo tradotto è:

È opera occulta del vero sapiente aprire la terra, affinché produca la sanità del popolo

Detto altrimenti, il fine del vero sapiente sta nell’attivare il processo di trasformazione della materia per generare composti utili alla salute dell’umanità.

L’alchimia non consiste nella sola pratica di trasmutazione della materia, questa è una piccola parte mentre l’attività più impegnativa e primaria consiste in un procedimento di trasformazione-purificazione morale che portava gli alchimisti a non operare per lucro, evitando di lasciare a disposizione di persone senza scrupoli i propri studi o elaborandoli, come abbiamo visto nelle tappe precedenti, ermeticamente. Questo il principio che ha guidato l’attività di tutti gli autori dall’antichità sino ai nostri giorni.

Evidentemente quest’ultima epigrafe ammonisce i praticoni di laboratorio dall’uso di semplici procedure per l’arricchimento personale con la trasmutazione di materia in metalli preziosi, procedimento che sarebbe pure possibile, come conferma l’aneddoto del pellegrino (alias Borri), che avrebbe lasciato come prova delle pagliuzze d’oro. Il Palombara, come abbiamo visto in apertura del presente articolo, che pure fu una persona di una certa cultura e di un certo livello sociale ma non una persona molto ricca, certamente non seppe mettere in pratica queste formule tanto da farle incidere affinché qualche cultore della materia gliene potesse dare lumi.

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Merico Cavallaro